Enciclopedia de la Literatura en México

Pedro Páramo

"Páramo è un'opera al meno. È il lavoro della sottrazione continua.Una narrazione senza le astuzie del romanzo.Un brano di Storia senza date e senza eroi.Un tempo immobile.Una metafisica senza mondo. E anche per questo sta, come un sentiero di crinale, alla svolta della narrativa ispanoamericana del Novecento". (Ernesto Franco)

Juan Preciado promette alla madre che sta morendo di tornare a Comala, a cercare il padre che non ha mai conosciuto e il cui profilo si tinge subito di violenza e di raggelante lontananza. Appena arrivato nei pressi del paese, incontra uno sconosciuto che, prima di scomparire, gli dice che in paese non vive nessuno e che Pedro Páramo è morto da molti anni. Ciò nonostante, come se fra le parole e l'esperienza ci fosse uno strano disguido, un'impalpabile ma protratta slogatura, Juan Preciado entra a Comala, ne incontra gli abitanti, ne ascolta le molte storie. Quella della morte di Miguel Páramo che cade da cavallo, unico figlio riconosciuto di Pedro ed erede innocente della sua sola hybris di rapina sessuale; quella del padre Renterìa, l'impotente di Dio, che non può né ricevere né dare l'assoluzione perché è stato travolto dalla sragione che doveva combattere; quella del delirio opaco e interminabile di Susana San Juan, l'unica donna verso cui Pedro Páramo provi una passione muta e ossessiva.Sono tutte storie con naufragio. Le storie, i personaggi, perfino le cose arrivano a Juan Preciado attraverso un ininterrotto svanire. L'unica cosa di vivo sembra, fino a un certo punto, proprio il racconto di Juan Preciado che percepisce il coro di quelle voci senza suono. Ma poi è Juan Preciado stesso ad annunciare la propria fine e a diventare da quel momento in poi solo un mormorio fra gli altri.

Nessuno come Rulfo ha saputo rendere la compresenza di passato e presente, a raccontare il tempo come eterno e circolare, in cui tutto ciò che sta succedendo è già successo, in cui la vita e la morte si intrecciano di continuo. I cicli vitali, il volgersi delle stagioni, il destino dell'uomo trovano in Rulfo un cantore eccezionale, non a caso venerato, e in parte ripreso, da tutti gli scrittori sudamericani dell'ultimo mezzo secolo. In uno dei suoi ricordi Gabriel Garcìa Marquez racconta questo aneddoto: «Álvaro Mutis salì a grandi falcate i sette piani di casa mia con un pacco di libri, separò dal mucchio il più piccolo e mi disse ridendo forte: "Leggi questa sciocchezza, cazzo, e impara!" Era Pedro Páramo. Quella notte non riuscii a dormire prima di aver finito di leggerlo per la seconda volta».

* Esta contraportada corresponde a la edición de 2004. La Enciclopedia de la literatura en Iberoamerica no se hace responsable de los contenidos y puntos de vista vertidos en ella.


"Con 'Pedro Páramo', Juan Rulfo annuncia il modo attraverso cui la cultura di un intero continente trova forse per la prima volta una voce propria, magari a partire dalla contrazione di nuovi debiti, primo fra tutti quello con William Faulkner, e dalla contemporanea accensione di futuri crediti, come la citatissima apertura del frammento 41: 'Il padre Rentería si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui la durezza del suo letto lo tenne sveglio e poi lo obbligò a uscire', che è evidente modello per il famoso incipit di 'Cent'anni di solitudine': 'Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio'. Con quella voce trovata l'America Latina entra in conversazione con il resto del mondo e a sua volta lo rigenera, lo porta a trovare nuove strade, racconti e nuove voci ancora." (Dalla prefazione di Ernesto Franco).

* Esta contraportada corresponde a la edición de 2014. La Enciclopedia de la literatura en Iberoamerica no se hace responsable de los contenidos y puntos de vista vertidos en ella.